Come favorire il rispetto per gli animali

Come ci comportiamo con gli animali e con il resto del Creato? La risposta potrebbe dare una misura al nostro grado di evoluzione.

Mi è capitato più volte in questi ultimi anni di riflettere sul modo in cui consideriamo gli animali. Nella mente sono ormai impresse cognizioni che rendono automatico il modo di interpretare il mondo e di conseguenza le nostre azioni. Ad esempio, a cosa ci fa pensare la gallina? Qualcuno penserà ad un uovo, qualcun altro al brodo, altri ancora alla simpatia che esprime.
Noi interpretiamo il mondo in base ai nostri sensi e le nostre emozioni. Chi consuma carne, immagina magari il pollo, bello arrostito con un contorno di patate. Un vegetariano vedrà invece la cosa in tutt’altro modo.

Da anni mi interesso al modo in cui interpretiamo il cibo, soprattutto da un punto di vista culturale e sociale. È curioso, ad esempio, osservare come vive una persona vegetariana. Chi non mangia carne suscita diffidenza, perché in un certo senso, mette in dubbio le certezze su cui basiamo la nostra sopravvivenza.

Mi è capitato di assistere alle dichiarazioni che aggiungono ancora più confusione a questo argomento. Ho avuto modo di ascoltare una persona dedita alla caccia,  sostenere che gli animali selvatici almeno avevano vissuto in piena libertà prima di essere uccisi, al contrario di quelli allevati, che comunque erano destinati alla stessa fine. Solo chi è vegetariano può controbattere a questa obiezione, non di certo chi consuma carne.

In un altro caso ho visto un altro cacciatore porre in difficoltà un ecologista, mettendo in campo argomenti riferiti alla produzione di crocchette di carne per animali da compagnia. In questo caso potrebbe controbattere solo chi è vegetariano e non possiede animali da compagnia nutriti con proteine animali.

Poi ci sono le persone che consumano carne, ma non pesce. Qualcuno li sberleffa sostenendo che hanno il coraggio di mangiare solo animali che non urlano quando vengono uccisi.

Si potrebbe continuare all’infinito con le pelli per l’abbigliamento, il consumo di latte o uova provenienti da allevamenti intensivi. Una riflessione comunque va fatta e richiede la nostra intelligenza. Due punti da tenere in considerazione sono la nostra salute e la responsabilità sociale a cui siamo chiamati.
Tutti oggi sanno che un consumo eccessivo di carne aumenta il rischio di contrarre malattie gravi. A questo va aggiunto il modo con cui sono allevati animali e pesci. I dubbi aumentano ulteriormente se la provenienza è di altri Paesi, o addirittura di altri Continenti.

Alcuni esperimenti puntano a creare proteine animali in laboratorio, senza l’uccisione di esseri viventi. Gli amanti della carne si fideranno di una bistecca fabbricata in laboratorio? Chi lo sa. Nel frattempo in tutto il mondo vengono consumati animali di ogni specie, compreso insetti e serpenti.

In ogni caso, il cibo merita rispetto, perché non è scontato averne sempre a disposizione. Un ricordo che rimane nella mia mente è quello dell’uccisione del maiale. Da bambino a casa mia assistivo nei giorni appena dopo il Natale, all’uccisione e alla macellazione del maiale. Mio nonno si occupava di nutrirlo e curarlo tutto l’anno e quando arrivava il momento, era lui a chiamarlo e farlo uscire dalla stalla. Ricordo ancora la tristezza negli occhi e nella voce di mio nonno. Si era affezionato all’animale, ma doveva essere sacrificato per il sostentamento della famiglia.

La nostra è un’epoca che sembra dominata da un’eccessiva ingordigia verso l’abbondanza e il profitto. Tale atteggiamento assume un aspetto macabro quando coinvolge gli animali, ad esempio con gli allevamenti e la pesca scriteriata.

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