Come risollevare l’economia

Delegare lo Stato per la creazione del benessere dei cittadini significa auspicare un  disastro, almeno per i Paesi come l’Italia. Lo Stato, come dimostrato, non è in grado di creare posti di lavoro produttivi a beneficio della società e dello stesso lavoratore.
Lo Stato è un datore di lavoro fallimentare, e paradossalmente il fallimento lo paga il cliente dello Stato, cioè il cittadino.

Solo la libera impresa può creare valore, attraverso l’onesta competizione a fare meglio e servire meglio.

Se ostacoliamo la libera impresa creiamo i presupposti per la depressione, prima delle persone poi del Paese. Focalizzandoci sull’occupazione attraverso lo Stato, costruiamo (abbiamo costruito) una classe lavoratrice demotivata e spesso eticamente corrotta, con soggetti esposti ad un vuoto esistenziale che porta inevitabilmente alla depressione.

Ostacolando la libera impresa, perseguitandola-punendola per il fatto stesso di essere produttiva, induciamo i conduttori dell’impresa stessa alla tipica reazione da stress estremo, cioè la “risposta di lotta o di fuga” (fuga all’estero, evasione fiscale, …).
Inducendo l’imprenditore alla disonestà o alla passività lo conduciamo automaticamente alla depressione.

Energia e fermento creativo = entusiasmo, produttività e benessere, questa linfa vitale per la società può scaturire solo dalla libera iniziativa.

L’imprenditore rischia in proprio, si reca al lavoro anche con la febbre, si impegna ogni giorno a migliorare quello che  produce, crea quasi sempre posti di lavoro.

Alcune domande a cui occorre dare una risposta. 

  • L’imprenditore produce benessere per se e per gli altri, per quale ragione deve essere vessato dalle tasse e perseguitato dalla burocrazia?
  • L’imprenditore investe le proprie risorse (tempo, capacità, impegno, rischio) e il proprio denaro, per quale ragione deve essere sottoposto a regimi fiscali restrittivi?
  • Quale potrebbe essere la soglia di sgravio fiscale totale per chi ha un’attività in proprio? Trenta, quaranta o cinquanta mila euro l’anno?
  • Per quale ragione un’imprenditore deve avere commercialisti al seguito e non semplicemente registri di entrate e uscite?
  • Su quale base si presuppone che un’imprenditore é disonesto?
  • Per quale ragione nel 2014 le imprese e i lavoratori hanno ancora bisogno di organizzazioni di categoria?

Semplificando la libera impresa sia nella creazione che nella gestione, come fanno gli altri Paesi, si darebbe avvio a nuove attività nella produzione di alimenti, abiti, scarpe, mobili ed altri beni di qualità.
A causa della burocrazia e delle tasse non si riesce più a produrre in Italia la qualità, così entrano nel nostro Paese ogni giorno tonnellate e tonnellate di merce scadente ed addirittura tossica, che diventerà un ulteriore costo di smaltimento per noi cittadini.

La Storia ci è testimone della fine che hanno fatto i Paesi sottoposti all’ingerenza e/o dittatura di burocrazia e politica, che ostacolando la libera iniziativa hanno trasformato interi popoli in relitti umani, diseredati, delinquenti e dementi.

E’ la libera impresa che ha creato la Vespa, il Parmigiano Reggiano, i grandi marchi della moda, tanto per citare alcune eccellenze.

La piccola impresa ha bisogno di essere liberata, solo così si potranno creare i presupposti per tornare a creare valore, valori e qualità.