Trovare la motivazione

Nato con alcune gravi menomazioni fisiche, tra cui un occhio chiuso che non poté aprire fino all’età di cinque anni e una lesione facciale che gli impediva di parlare correttamente, da ragazzo fu allontanato dalla scuola per insufficiente applicazione.

Si trasferì a New York dove era nato per boxare come pugile dilettante in cambio di pochi dollari a match. Una vita anonima e predestinata come tante altre. Ma ecco che scatta la molla della motivazione, il dire basta e volere il cambiamento. Con anni ed anni di allenamento, nonostante fosse partito gracilissimo, riuscì a costruirsi un fisico da pugile.

Il suo desiderio era quello di recitare e ci riuscì ricoprendo ruoli in film di bassissimo livello, voleva però realizzare il suo sogno: scrivere un film ed esserne protagonista.
Per scrivere la sceneggiatura (lui che non aveva mai scritto un’intera pagina in vita sua) impiegò tre anni, riscrivendola almeno cento volte.

Si presentò poi davanti ai produttori, molti lo mandarono via senza nemmeno leggere cosa aveva scritto.
Fino a che uno di loro gli disse: “Mi piace, ti do ventimila dollari per la sceneggiatura”. In quell’attimo gli vennero alla mente mille immagini; la sua vita di stenti, i suoi fallimenti, il suo monolocale in un sobborgo di New York, le tante botte prese sul ring per pochi dollari.
Ecco, ora aveva la possibilità di ricevere dei compensi come sceneggiatore e vedere apparire il suo nome nei titoli di coda. A trent’anni, la prima vera opportunità.
Ma lui cosa fece? Si giocò il tutto per tutto, rispose: “Venderò la sceneggiatura solo a patto di essere io stesso l’attore protagonista, supporto al regista e sceneggiatore. Questo film, o lo faccio io o nessun altro”.

Il produttore impiegò meno di dieci secondi per buttarlo fuori dall’ufficio.
Uscì con le spalle ricurve e si infilò in una metropolitana, ci restò per tutta la notte. “Pensai di buttarmi sulle rotaie, avevo appena rinunciato ad una somma di denaro che mi avrebbe sostenuto per almeno due anni”.

Era l’alba, quando uscì dal vagone con una convinzione: andare fino in fondo.

“Girai, girai, girai. Incontrai mille persone, molte di loro disoneste. Nessuno era disposto  a scommettere un centesimo su di me. Mi dicevano che la storia non era male ma che io non centravo nulla. Volevano De Niro, non un mezzo balbuziente come me”.

Dopo due anni, trovò chi gli diede fiducia.
Fu attore e protagonista di Rochy.  Il film vinse nove oscar e superò tutti i record di incassi.

Ecco la straordinaria storia di un uomo che non è partito avvantaggiato, che si è trovato di fronte ad ostacoli per tanti insormontabili. Questa è la storia di un uomo che ha saputo mantenere la motivazione per realizzare il suo sogno.
E questo sogno l’ha trasformato in un mito: Silvester Stallone.

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