Il bene (essere) comune

L’attribuzione che può essere data alla parola benessere è “essere un bene”, ben essere. Un principio che guida, o dovrebbe guidare, il comportamento di ogni persona.

Come comportarsi per il proprio bene e per quello delle persone che sono in relazione con noi? Il mio modo di vivere genera benessere in me e negli altri?
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E il bene comune?
Quando parliamo di bene comune dobbiamo tirare in ballo la politica, un tasto dolente per gli italiani. Infatti, mentre il popolo italiano è il più proficuo al mondo nel generare benessere praticamente in ogni ambito umano, la politica italiana è purtroppo annoverata tra le più scadenti al mondo. Nell’era di internet è sotto gli occhi di tutti quello che i politici fanno e hanno fatto negli ultimi decenni. Oggi è infatti praticamente impossibile fare del male senza essere scoperti. La condivisione è in tempo reale, in pochi secondi una notizia è resa nota a miliardi di persone in tutto il mondo.
E’ superfluo rievocare tutti i danni, tuttavia è utile farne un breve elenco: voto di scambio in cambio dei posti statali, appalti e nomine per parenti ed amici, vitalizi e privilegi immeritati per se e per i famigliari, mancata valorizzazione delle risorse individuali e del territorio.

Siccome l’essere umano ricerca l’amore e l’elogio altrui, l’era della comunicazione e della condivisione è una concreta speranza per la guarigione umana e spirituale, di chi è affetto dall’auto-corruzione. La corruzione avviene infatti all’interno di noi stessi, anche se si manifesta al di fuori. La corruzione è un vizio, e come tutti i vizi, disattiva la volontà.
Difatti, chi fa il bene NON è annoverato tra i dotti ed i sapienti, ma tra chi applica la buona volontà.
La volontà a fare il bene, e non il male.