Uscire dalla stagnazione

Rimango sempre impressionato dal senso di rassegnazione che domina gran parte delle persone che incontro. La gente vive come se avesse un percorso di vita definito da cui non riesce a deviare. La sensazione di subire la vita, anziché viverla.

Eppure si può cambiare, in tanti lo fanno ogni giorno. Quante persone stanno lasciando l’Italia per andare a vivere in Paesi non infestati dalla corruzione? Mentre tra quelli che rimangono, in molti stanno facendo la differenza in campo imprenditoriale affermandosi in tutto il mondo con progetti innovativi. Altri si stanno allontanando dalla vita alienante della città trasferendosi in campagna o nei piccoli borghi, vivendo con meno ma in modo più umano ed a contatto con la natura.

La maggior parte però rimane dov’è, nella mediocrità di un posto di lavoro, magari statale. Una vita fatta di compromessi, ipocrisia, televisione, social network e tanto ciarlare sul niente e sulla vita degli altri. La vita vuota, non interessante, che spinge ad indagare su quella degli altri. Per molte persone tutto questo è normale, non osano o non sanno che esiste una possibilità di cambiamento, di miglioramento. Non sanno che la normalità è una condizione temporanea, non finita.

Quante cose un tempo erano considerate normali? La Terra è piatta, è normale. I neri sono esseri inferiori e si possono sfruttare, è normale. Le donne non possono votare, è normale.

La normalità è un fatto provvisorio, se persiste si trasforma in stagnazione.

Quante cose stagnanti ci sono oggi in Italia? La stagnazione porta al nepotismo, alla conservazione dei poteri, alla povertà, alle malattie, alla ribellione.

Occorre uscire dalla stagnazione, altrimenti sopraggiunge il degrado umano, morale e materiale.

Tu sei già fuori dalla stagnazione? Oppure ci sei ancora dentro e stai elaborando un piano per uscirne?

Siamo non finiti, le possibilità, nel momento in cui le cerchiamo, sono infinite.

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