Il ruolo sociale più importante

La porzione dell'umana società, su cui sono fondate le speranze del presente e dell'avvenire, la porzione degna dei più attenti riguardi è senza dubbio la gioventù. Se la gioventù sarà rettamente educata vi sarà ordine e moralità, o al contrario, vizio e disordine. Io ho consacrato tutta la mia vita al bene della gioventù, persuaso che dalla sana educazione di essa dipende la felicità della nazione. Per questi giovani orfani, abbandonati, farò qualunque sacrificio. Anche il mio sangue darei volentieri per salvarli.

La persona che manca di una solida formazione sociale, culturale e lavorativa, si ritrova nella vita a correre per cercare ogni forma di sopravvivenza. I Paesi poveri del sud del mondo ne sono la chiara riprova.
Se mancano educazione civica, cultura e capacità lavorativa, l'individuo non ha praticamente nessuna possibilità di sopravvivere dignitosamente. Quando questa condizione di degrado si diffonde in una nazione, la situazione diventa veramente critica.

Don Bosco sostiene che la felicità di una nazione dipende dal modo in cui viene educata la gioventù. La sua missione fu quella di dare ai giovani, orfani o abbandonati dalle famiglie, l'educazione all'autentica moralità, al senso civico e al lavoro. La sua opera continua tutt'oggi in tutto il mondo.

Educare al senso civico, ovvero al rispetto su tutto quello che rappresenta il bene comune, in termini di beni, risorse ed emotività. I beni di condivisione sono ad esempio le strade, se siamo attenti a tenerle pulite abbiamo una buona educazione civica.
Le risorse da condividere sono il lavoro, i diritti sociali. Un Paese che distribuisce il lavoro ed i diritti in base a raccomandazioni e conoscenze, è a tutti gli effetti una nazione socialmente degradata.
Le buone emozioni rendono felice un popolo. Se ci relazioniamo con gente maleducata, avvezza alla critica e alle parolacce, la nostra quotidianità si abbruttisce.

È vero, è la famiglia che si deve occupare dell'educazione dei figli. Il problema è che oggi moltissimi giovani sono orfani. Non sono privi di genitori, ma manca l'attenzione e quindi è come se non ci fossero. Le cause di questo vuoto sono principalmente i conflitti tra i genitori, causati dalle difficoltà economiche e lavorative, dall'ignoranza e dalla maleducazione,  dalla televisione ed oggi anche dai social network.

I conflitti tra i genitori devastano l'emotività dei bambini. Possono essere felici i figli, se le persone che rappresentano praticamente tutto nella loro vita, si comportano da soggetti egocentrici, irragionevoli e capricciosi?
Un televisore eternamente acceso in sala da pranzo e lo smartphone sempre in mano, possono mettere in grado le persone di comunicare tra loro?

Come possono comunicare tra loro, persone connesse costantemente a facebook e whatsapp?

Di fatto, oggi la maggior parte dei giovani è orfana. Bambini e ragazzi abbandonati a programmi televisivi dove si osannano personaggi-prodotti privi di sostanza e contenuti, oppure alla sintetica socialità condivisa sui social e sulle chat. Molta gioventù è oggi a tutti gli effetti abbandonata a se stessa.

Come ai tempi di Don Bosco, anche oggi è necessaria una realtà extra-famigliare che supplisca alla mancanza delle famiglie, questa non può essere che la scuola. Il personale scolastico ha, o dovrebbe avere, la formazione e la cultura per formare giovani onesti, capaci, responsabili ed indipendenti.
La libertà di un essere umano, nel mondo che ha come principale dinamica il denaro, si basa sulle competenze sociali e lavorative.

Un tempo, ai giovani venivano inculcati principalmente i valori dell'onesta, del rispetto, dell'educazione e della cultura del lavoro.
I genitori sapevano benissimo che senza queste attitudini, i figli sarebbero stati destinati al degrado e all'emarginazione. In una società sana, nessuno vuole avere a che fare con una persona disonesta, maleducata ed improduttiva.
Nell'era del boom economico, educazione e spirito produttivo sono concetti quasi andati in disuso. Cosa succederà da adesso e per l'avvenire?

Un antico detto popolare recita che “chi non ha buona testa deve avere buone gambe”. In questa epoca, in Italia, siamo tutti condannati a correre. Mettendo da parte l'importanza della testa, nella politica e nelle istituzioni statali, siamo costretti ad usare le gambe.