Come andare oltre la crisi economica

La parola più citata degli ultimi tempi è “crisi”.
Guardandoci intorno, difficilmente ci è dato notare e constatarne la realtà. Siamo infatti circondati di ogni ben di Dio e viviamo certamente nell’epoca di maggiore prosperità nella storia dell’umanità.
Automobili, scooter, telefonini, vestiti, vacanze, centri benessere, ristoranti in abbondanza e tutto il resto; non danno certo l’idea di trovarci in una fase di precarietà economica.

Evidentemente, quello che inquieta è la paura di perdere il benessere acquisito ed arrivare persino all’indigenza.
Questa è un’ipotesi reale, che ha tutte le possibilità di avverarsi se guardiamo passivamente ciò che accade ed aspettiamo che altri trovino le soluzioni.
È assurdo ma accade proprio questo, siamo portati ad avere un atteggiamento mentale che ci fa attendere dagli altri le soluzioni a problemi che riguardano noi.

Ci aspettiamo e spesso pretendiamo, che siano gli altri a provvedere ad ogni nostra esigenza. Questo tipo di mentalità che oggigiorno gli adulti manifestano platealmente, ha creato nei giovani un modo di pensare passivo. Paradossalmente, i giovani sono insoddisfatti di ciò che costituiva per i loro nonni il massimo delle aspettative di benessere.
Come mai? C’è forse un’insoddisfazione più profonda, di tipo esistenziale?

Nuovi agricoltori e carbonai.
In alcune aree dell’Italia stanno nascendo nuove aziende, costituite da giovani che si occupano di agricoltura o carbonella. Giovani che stanno riprendendo il lavoro dei loro nonni.
Guadagnano poco?
Si, guadagnano poco. Ma sono felici, vivono all’aria aperta e sono liberi.

Giovani che si sentono ispirati a ricollegarsi ai propri nonni e bisnonni, saltando la generazione dei consumi, della televisione, del debito e dei centri commerciali. La saggezza di riconoscere nella quotidianità la via della felicità, attraverso il concetto di qualità.

Qualità in quello che si fa, vivere in pace, condividere; un nuovo esordio del buon senso dopo decenni di buio culturale e spirituale.